Francesco Guardi
b. 1712, Venice, Italy
d. 1793, Venice, Italy

The Outward Voyage of the Bucintoro to San Niccolò del Lido and The Return of the Bucintoro to the Doge's Palace

Oil on canvas
48 x 78 cm (18 7/8 x 30 3/4 in.)

Provenance
Probabilmente commissionati da Robert Shuttleworth (1744 – 1816) o da suo padre James Shuttleworth, MP (1714 – 1773), Gawthorp Hall, Lancashire – Forcett Park, Yorkshire Per via ereditarie nella famiglia Shuttleworth fino a Charles Ughtred John Kay – Shuttleworth (1917 – 1975), 4° Lord Shuttleworth, Leck Hall, Cumbria Agnew’s, Londra Collezione Senatore Mario Crespi, Milano (acquistati nel 1952) Per via ereditaria a Elvira Leonardi Bouyere “Biki” Per via ereditaria ai suoi nipoti Collezione privata
Literature
Eighteenth Century Venice. An exhibition of paintings and drawings, catalogo della mostra a cura di F. J. B. Watson, Londra 1951, nn. 37 – 38; A. Morassi, Pitture veneziane del Settecento in una mostra a Londra, in “Emporium” 1951, pp. 215 – 226; R. Pallucchini, La pittura veneziana del Settecento alla White Chapel Gallery di Londra, in “Arte Veneta” 1951, pp. 209 – 214; A. Morassi, Settecento inedito, in “Arte Veneta” 1952, pp. 85 – 98; A. Morassi, Settecento inedito, in “Arte Veneta” 1952, pp. 85 – 98; J. Byam Shaw, Unpublished Guardi Drawings, in “Art Quarterly” 1954, p. 165; I vedutisti veneziani del Settecento, catalogo della mostra a cura di P. Zampetti, Venezia 1967, nn. 158 – 159; G. M. Pilo, La mostra dei vedutisti veneziani del Settecento, in “Arte Veneta” 1967, pp. 269 – 277; J. Bean – F. Stampfle, Drawings from New York collections. III, The Eighteenth Century in Italy, New York 1971, p. 83; L’opera completa di Francesco Guardi, a cura di L. Rossi Bortolatto, Milano 1974, pp. 109, 130; A. Morassi, Guardi. Antonio e Francesco Guardi, Venezia 1975, pp.193 – 196, p. 363; A. Morassi, Tutti i disegni di Antonio, Francesco e Giacomo Guardi, Venezia 1975, pp. 128 – 129; A. Morassi, Guardi. I dipinti, Milano 1984, pp. 193 – 196, 363; D. Succi, Francesco Guardi. Itinerario dell’avventura artistica, Milano 1993, pp. 117 – 118; R. Pallucchini, La pittura nel Veneto. Il Settecento, II, Milano 1996, pp. 549 – 552; F. Pedrocco, Vision of Venice. Paintings of the 18th Century, London 2001, p. 213; C. Friedrichs, Francesco Guardi. Venezianische Feste und Zeremonien. Die Inszierung der Republik in Festen und Bildern, Berlin 2006, tav. 6.
Description

La Festa della Sensa era la più grande festa civile e religiosa al contempo della Repubblica di Venezia, le sue origine si perdono nei primi secoli della Repubblica, le prime notizie risalgono già al XII secolo. La Festa della Sensa cadeva il giovedì successivo alla quinta domenica di Pasqua e celebrava al contempo l’Ascensione di Cristo e due avvenimenti storici, la vittoria del Doge Pietro II Orseolo sui pirati della Dalmazia (998 o 1000) e la pace di Venezia siglata nel 1177 sotto il doge Sebastiano Ziani tra l’imperatore Federico Barbarossa e papa Alessandro III.

La festa, celebrata con la più grande solennità, divenne nei secoli, e in particolare nel ’700, un’attrattiva per i viaggiatori che, da tutta Europa, giungevano a Venezia, nel corso del loro Grand Tour. In occasione della festa veniva allestita la Fiera della Sensa: un porticato ligneo, in cui trovavano posto le botteghe degli artigiani locali veniva eretto in piazza San Marco una settimana prima del giorno della festa. La fiera rimaneva aperta per altre due settimane ed era aperta anche di sera, costituendo un’ulteriore attrattiva per i viaggiatori. Guardi dedica alcuni suoi dipinti più affascinanti alla Fiera della Sensa, tra cui le due bellissime vedute della Piazza conservate al Museo Calouste Gulbenkian di Lisbona (fig. 1).


Il culmine della festa era comunque il giorno dell’Ascensione: il giorno prima il Bucintoro usciva dall’Arsenale e veniva ormeggiato davanti a Palazzo Ducale. Al mattino il Doge usciva da Palazzo Ducale, salutato dalle campane di tutte le chiese della città, e si imbarcava sul Bucintoro, insieme a lui salivano sull’imbarcazione il Sopragastaldo, i membri della Serenissima Signoria e gli ambasciatori stranieri. L’imbarcazione prendeva il mare seguita da una moltitudine di imbarcazioni civili, militari e mercantili, a metà del percorso il Bucintoro incontrava il Peatone d’oro del Patriarca che si metteva a poppa della grande nave alla quale si accompagnavano le due barche dei Nicolotti (i pescatori di San Niccolò) e dei Provegioti (gli isolani di Proveglia) che avevano l’antico diritto di scortare il Bucintoro. Giunto nei pressi del Lido il Bucintoro si fermava e mentre i cannoni delle galeazze continuavano a sparare a salve si svolgeva il rito dello sposalizio del mare. Dal Bucintoro il doge svuotava nel mare un'ampolla di acqua santa e un anello benedetto dal patriarca pronunciando le parole: “Desponsamus te, mare nostrum, in signum veri perpetuique dominii”.

Una volta terminato lo sposalizio del Mare il doge sbarcava al Lido di Venezia e da qui si dirigeva verso la chiesa di San Nicolò, dove, ricevuto dai monaci benedettini assisteva alla messa pontificale. Mentre il doge e la sua corte assistevano alla messa, i gondolieri davano luogo a regate nel canale della Giudecca e nei giardini delle isole circostanti si svolgevano grandi pranzi.

Una volta tornato a San Marco il doge visitava la fiera della Sensa; le celebrazioni finivano quindi con uno sfarzoso banchetto che il Doge offriva a palazzo Ducale, al banchetto, composto da numerose portate, erano invitati, a sottolineare il carattere civico della festa, oltre agli ambasciatori e a membri delle più illustro famiglie del patriziato veneziano, cento arsenalotti disposti su dieci tavoli, inoltre alla prima portata era ammesso un pubblico di spettatori in rappresentanza della cittadinanza.


Una festa di tale fasto e rilevanza forniva anche un soggetto ideale per i pittori di veduta: Canaletto in alcune delle sue tele più celebri, tra cui quella di Woburn Abbey, quella della National Gallery, quella delle collezioni reali inglesi (fig. 2) e quella di collezione Aldo Crespi a Milano, ritrae il Bacino di San Marco affollato di ogni tipo di imbarcazioni che attorniano il Bucintoro in partenza o di ritorno da San Nicolò. Canaletto sceglie sempre un punto di vista abbastanza ravvicinato; Guardi invece, di fronte a questo tema, opta quasi sempre per un approccio opposto che lo porta a soluzioni forse ancora più spettacolari. Nella maggior parte delle quattordici tele che l'artista veneziano dedica alla Festa della Sensa la veduta è presa da un punto lontano e in alto che consente a Guardi di creare delle vedute amplissime, di grandissimo impatto, che abbracciano gran parte del braccio di mare che separa San Marco da San Nicolò.

Oltre ai dipinti qui esaminati vanno ricordati le due tele conservate al Louvre, basate però sulle incisioni di Brustolon da invenzioni di Canaletto, e, per soluzioni analoghe a quelle qui impiegate, le versioni della collezione Midy e della collezione Stramezzi di Crema.

I due dipinti comparvero per la prima volta alla mostra Eighteenth Century Venice organizzata alla Whitechapel Art Gallery di Londra nei primi mesi del 1951, dove furono prestati da Lord Charles Ughtred John Kay – Shuttleworth. Le due vedute si trovavano nella collezione della famiglia Shuttleworth fin dal ’700, non abbiamo prove documentarie di chi sia stato il committente, nella letteratura è spesso indicato James Shuttleworth (1714 – 1773) ma è forse più corretto pensare a suo figlio Robert (1744 – 1816), i cui estremi anagrafici meglio si adattano alla datazione che la critica più aggiornata propone per i dipinti.

Subito notati alla mostra londinese da studiosi come Rodolfo Pallucchini e Antonio Morassi, i due dipinti vengono acquistati, proprio su suggerimento di Antonio Morassi, da Mario Crespi (1879 – 1962) nella cui collezione Morassi li segnala già nel 1952. Figlio primogenito di Benigno Crespi, il senatore Mario Crespi è uno dei protagonisti dell’economia italiana nella prima metà del Novecento. Alla morte del padre, avvenuta nel 1910, Mario e i suoi due fratelli, Aldo e Vittorio, ereditarono un impero economico che aveva i propri punti di forza nell’industria cotoniera, nelle aziende elettriche e nel gruppo editoriale che controllava il Corriere della Sera.

Negli anni successivi alla seconda guerra mondiale il Senatore Crespi raccolse un’importante collezione di dipinti antichi, incentrata sulla pittura veneziana del Settecento che annovera capolavori di Tiepolo, Canaletto e Guardi. Alla sua morte passa alla seconda moglie, Fosca Leonardi, e alla morte di lei alla figlia Elvira Leonardi, la celebre stilista “Biki”.

La collezione, pur con qualche alienazione, rimane intatta nella casa di via Sant’Andrea a Milano fino alla sua morte, avvenuta nel 1999, e alla successiva decisione dei nipoti della grande stilista di alienarla affidandone la vendita alla casa d’asta Porro & C. che organizza un’asta nell’autunno del 2004 in cui non sono però inclusi i due dipinti della festa della Sensa che vengono ceduti privatamente nello stesso giro d’anni.


Dopo il catalogo della mostra londinese del 1951 e le prime segnalazioni di Morassi e Pallucchini uscite nello stesso anno, la prima analisi approfondita è di nuovo dovuta ad Antonio Morassi in un articolo uscito su “Arte Veneta” nel 1952. In primo luogo lo studioso sottolinea come i due dipinti siano l’unico caso in cui c’è arrivata una coppia che ritrae entrambi i momenti della Festa della Sensa, ovvero l’andata verso San Nicolò del Lido e il ritorno verso Palazzo Ducale. Morassi elogia poi in termini entusiastici i due dipinti che non esita a considerare “…tra i più alti raggiungimenti della sua arte”.


Così scrive lo studioso commentando la prima tela:


“È mattina: il cielo primaverile, argenteo – cilestrino, è un po’ estroso con le sue nuvole bianco – rosate, i suoi vapori che in lontananza offuscano l’orizzonte. Ma la laguna è calma, stagnante e rispecchia quella luce dorata verso oriente. È una “veduta della laguna” presa da lontano, che abbraccia dal limite di sinistra, ove sorge San Nicolò tutto l’estuario: e vi si scorgono tutte le isolette, lontane, quasi assorbite dall’atmosfera… Su queste acque, rese con un senso di allucinante verità, il Bucintoro si dirige verso S. Nicolò del Lido …

Il pittore ha reso con estrema accuratezza ogni particolare, mai perdendo di vista l’insieme, ch’è fuso in una tonalità argenteo – cilestrina inimitabile: mai perdendo di vista l’atmosfera, cioè il tema spaziale che il tema lagunare decisamente imponeva …

Ma nonostante la fedeltà della “descrizione” questa veduta è, più che altro, una “marina con barche”, in cui l’accento principale è posto non già sulle barche, ma sulla marina; ed è soprattutto, vorrei dire, uno “stato d’animo” di fronte all’incanto della laguna veneziana, che Francesco aveva nel cuore”


Passando al Ritorno del Bucintoro verso Palazzo Ducale la descrizione di Morassi non è meno entusiasta:


“Questo incanto si rinnova nella scena che le fa riscontro. È ancora mattina. E il sole lambisce delicatamente il prospetto di San Marco, Riva degli Schiavoni, il vasto quadrilatero di Palazzo Ducale, giù sino alla Punta della Dogana con la Salute: sono come rosee ninfee adagiate sull’acqua. Oltrepassato San Giorgio Maggiore … il Bucintoro voga rapido verso la riva, ora sì, seguito dalla “peatona” del Patriarca e da altre gondole lussuosamente parate, nonché da un fitto stuolo d’imbarcazioni. Anche qui un vigilato, meticoloso susseguirsi di osservazioni fedelissime: ma altresì uno spiritoso scintillio di luci, un guizzare di riflessi, un saltellante “pizzicato” sopra lunghi armoniosi accordi azzurro – argentei –rosati, una musicalità diffusa ed intensa.

…non si conosce altra versione che possa paragonarsi ad una sì compiuta resa della verità ottica, e raggiunga, al tempo stesso, sì alti valori poetici.”


Dopo l’ingresso nella collezione Crespi i due dipinti lasciano la loro nuova dimora milanese in un’unica occasione: la grande mostra tenuta a Palazzo Ducale nel 1967 dedicata i vedutisti veneziani, l’ultima volta in cui fu possibile vederli in una esposizione pubblica. In seguito le due vedute sono pubblicate nel volume dedicato a Francesco Guardi della collana dei “Classici dell’Arte” e nella monumentale monografia che, quasi a coronamento di una vita di studi dedicata all’artista, Morassi pubblica nel 1973. A testimonianza dell’altissima considerazione che Morassi aveva per queste opere va ricordato che la scelta per l’illustrazione del cofanetto che racchiude i due volumi cade proprio su un dettaglio della tela con “Il Ritorno del Bucintoro”.

Le due opere si collocano, secondo quanto propone Morassi, nella piena maturità dell’artista, verso il 1780 (datazione che, come si diceva in precedenza, rende certa l’identificazione del committente in Robert Shuttleworth), in prossimità di alcune altre opere d’eccezione nel corpus di Guardi come i cicli per le visite dei Conti del Nord e di Papa Pio VI, entrambe avvenute nel 1782. In anni recenti alcuni studiosi, come Succi e Friederichs, hanno proposto una datazione ancora più avanzata, sul finire degli anni ’80 ma la proposta non appare in realtà convincente.


Si conoscono anche due disegni di grandi dimensioni, entrambi resi noti da Byam Shaw nei primi anni ’50, e variamente considerati preparatori per i dipinti o da essi derivati: quello con l’Andata in collezione Strauss a New York, quello con il Ritorno (fig. 3) passato pochissimo tempo fa in asta da Sotheby’s a New York – 27 gennaio 2021, lotto 59 - dove ha segnato il nuovo record per un disegno di Guardi passando di mano per 1.230.000 dollari.


A conclusione di questa scheda varrà la pena riportare un’ultima annotazione di Antonio Morassi, questa volta tratta dalla monografia, per sottolineare una volta in più l’eccezionale qualità dei due dipinti:


“Circa il fascino, la squisitezza dell’atmosfera perlacea e rosata, l’alto livello della visione “moderna” di queste due opere, non si dirà mai abbastanza”.


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